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Italia delle Regioni 2026: intervento del ministro Calderoli

Buongiorno a tutti, un particolare saluto al Presidente Fedriga e a tutti i Presidenti di Regione che ormai considero quasi degli amici.
Voglio scusarmi con loro, per la mancata presenza diretta al vostro Festival, purtroppo legata a problemi di salute perché ho una sciatica che non risponde alle cure mediche e quindi dovrò sottopormi a un intervento chirurgico, che ho previsto prima delle vacanze di Natale in modo da farla coincidere con la pausa natalizia e quindi non interferire con i lavori delle conferenze oppure di Camera e Senato. Purtroppo quindi non sono presente, è la prima volta. Ho partecipato a tutte e lo voglio fare in videoconferenza da questa sala che è la sala delle conferenze, quindi un po' il nostro piccolo tempio dove ci riuniamo, ci confrontiamo e portiamo a casa quasi sempre degli esiti positivi.

Siamo al quarto anno, compiuto da poco di questo Governo, credo che sia il momento di fare dei bilanci, di dire cosa abbiamo fatto, cosa facciamo e cosa faremo.

 

Dovendo dare una definizione di questa legislatura, io credo che si possa dire che sia una legislatura sotto il mio aspetto targata Autonomia. Lo dico sotto l'aspetto delle Regioni a statuto speciale e rispetto alle Regioni a statuto ordinario.

 

Partendo dalle Regioni a statuto speciale, ricordo quando nell'ottobre del 2023 al Festival di Torino si presentarono i sei tra Presidenti di Regione e di Province autonome, richiedendo al Presidente Meloni un impegno rispetto al ripristino delle forme di autonomia antecedenti alla riforma del Titolo V del 2001 e ci presentarono un'unica proposta di legge che prevedeva la riforma di tutti gli statuti di loro competenza. La Meloni e il sottoscritto si impegnarono, il Consiglio dei Ministri ha fatto la scelta di non esaminare un unico disegno di legge, bensì di fare una legge di riforma dello statuto per ciascuna Regione o Provincia autonoma, e si è deciso di partire proprio dal Trentino-Alto Adige, con cui abbiamo avuto un lungo confronto che poi è servito però anche per le altre Regioni e Province.
Un confronto che ha dato un esito positivo, ovvero il ripristino delle condizioni persistenti, forse anche un bel po' di autonomia in più, e un riequilibrio di quelli che sono diritti e doveri fra le varie componenti linguistiche, in base al loro censimento che viene fatto a livello dell'appartenenza alle varie lingue. Quindi non solo una proposta che è andata bene in Consiglio dei Ministri, ma è poi stata approvata a livello di Camera e Senato, con i quattro passaggi richiesti da una riforma costituzionale, e che poi è servita per poter impostare anche gli altri statuti.
Sempre a livello di statuti e di riforme costituzionali, abbiamo affrontato una riforma del Friuli-Venezia Giulia che è stata già approvata in maniera definitiva e che porta alla reintroduzione dell'elezione diretta del Presidente e del Consiglio Provinciale. Abbiamo approvato recentemente la riforma complessiva dello statuto del Friuli-Venezia Giulia e abbiamo all'esame di Camera e Senato una riforma parziale dello Statuto della Sicilia e della Sardegna.

 

A fronte di questi aspetti, di questi numeri, io credo che noi possiamo dire tranquillamente di avere rispettato gli impegni e che li porteremo fino in fondo, fino alla fine di questa legislatura. Aggiungerei, rispetto a Regioni e Province a Statuto Speciale, anche le norme di attuazione, ovvero l'esito di quelle Commissioni paritetiche che spesso fanno proposte che non si traducono in norme di legge. In questa legislatura abbiamo avuto 21 provvedimenti, ovvero decreti legislativi di recepimento delle proposte di norme di attuazione delle commissioni paritetiche. Un vero record che ho confrontato rispetto ai governi precedenti e il migliore aveva prodotto 9 norme di attuazione, quindi 21 significa che l'autonomia non basta scriverla, non basta dirla, ma bisogna anche attuarla come abbiamo effettivamente fatto.

 

Ma il fronte non è stato solo quello delle Regioni e Province a Statuto Speciale, ma anche l'autonomia delle Regioni ordinarie.
In questo senso voi sapete che noi abbiamo proposto l'autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116 terzo comma della Costituzione, l'approvazione della legge 86 nel 2024, i negoziati con le quattro Regioni richiedenti, le preintese, le intese preliminari e finalmente, dopo un lungo percorso che ha visto anche il coinvolgimento delle Regioni che hanno approvato in Consiglio le intese preliminari, finalmente il 13 ottobre abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri le intese definitive che poi sono state sottoscritte dal Presidente del Consiglio e dai rispettivi Presidenti, che ora verranno assegnate all'esame del Parlamento e la volontà nostra è in questo momento di assegnarle alla Camera dei Deputati.

 

A questo vorrei aggiungere un capitolo che essendo stato approvato in agosto è passato un po' sotto tono, quello del federalismo fiscale. Capitolo a cui io tengo molto, perché si tratta di dare attuazione a una norma, il decreto legislativo 68/2011, che io stesso avevo sottoscritto e che non aveva avuto risposte dai vari governi che si sono susseguiti.
Il 3 di agosto abbiamo, attraverso la legge delega, approvato il decreto legislativo sul federalismo fiscale, che oltre ad essere un mio obiettivo personale era un'esigenza legata anche al PNRR, affrontato quello relativo alle Regioni, relativo alle Province. Devo dire che rispetto alle Regioni finalmente buona parte dei trasferimenti sono stati trasformati in una compartecipazione a un tributo erariale, in particolare in questo caso all'IRPEF. So che questo decreto non ha raccolto grandi gioie dai tre livelli di governo a livello territoriale, quello in particolare delle Regioni è una compartecipazione che io stesso riconosco troppo rigida. Deve essere garantita una maggiore flessibilità rispetto a quella compartecipazione, in questo senso il MEF ci ha consentito di introdurre un “fondino” oggi di 50 milioni, ma che lo stesso Ministro Giorgetti ha sostenuto possa essere modificato in sede di ogni legge di bilancio e incrementato. Io credo che questa debba essere la battaglia che faranno le Regioni, per creare non un “fondino” ma un “fondone” che possa dare risposte sia agli aspetti perequativi sia agli aspetti premiali delle Regioni che si comportano e sono più virtuose.

 

Dovendo rimanere al capitolo autonomia io voglio parlare anche del contenzioso Stato-Regioni rispetto alle leggi regionali, anche questo vuol dire difendere l'autonomia delle Regioni e non toccare norme che loro hanno emanato. In questo quadriennio di legislatura noi abbiamo affrontato 2.382 leggi regionali, complimenti perché devo dire che l'attività legislativa delle Regioni è particolarmente florida. Di queste 2.382, solo 102 sono state impugnate, questo vuol dire il 4% di quelle che sono state sottoposte all'esame nostro e del Consiglio dei Ministri. Credo che l'aver ridotto questo contenzioso a numeri che erano inimmaginabili rispetto alle legislature precedenti da una parte rappresenti una minor spesa di giustizia e la certezza del diritto per il cittadino e le imprese, anche rispetto alle leggi regionali, dall'altra devo dire che è frutto di quella direttiva che ho portato e fatto approvare in Consiglio dei Ministri, alla luce della quale le amministrazioni centrali hanno un mese per dover sollevare le proprie eccezioni, la possibilità per la Regione di rispondere e, a seguito di questo confronto e la possibilità di fare assumere degli impegni ai Presidenti delle Regioni, si sono superate tante norme che prima finivano inutilmente in Corte Costituzionale.

 

Non c'è solo il sistema delle Conferenze, ci sono anche quelle deleghe che mi sono state affidate e quindi la legge che abbiamo approvato l'anno scorso in settembre rispetto alla montagna.
Una legge di cui sono orgoglioso perché, se vogliamo stare vicini ai territori delle terre alte e contrastare lo spopolamento e favorire al limite anche il rientro dei giovani, occorrono una serie di misure per garantire tanti diritti fondamentali: a partire dalla salute, dalla scuola, dalla famiglia, la possibilità di fare impresa e la tutela e la garanzia del territorio. Una legge che aspettava dei decreti attuativi. Abbiamo fatto il riparto del Fosmit, che ha avuto l'intesa all'unanimità da parte della conferenza unificata. A breve, purtroppo non dipende solo da me ma anche dalla Commissione Tecnica, arriverà il secondo decreto con la definizione dei Comuni su una base non solo di altitudine e pendenza, dei vari parametri che abbiamo introdotto, ma anche rispetto a criteri socio-economici. Una volta ottenuto questo, ma credo che sia questione di giorni, potremo fare tutti i decreti attuativi che discendono dall'approvazione dei primi due decreti.

 

Parlando sempre a livello territoriale, abbiamo anche affrontato un'altra tematica che rientra nelle mie deleghe, quella delle isole minori. Tanti ne parlano, nessuno l'affronta, il problema dell'insularità è un problema veramente grande, così come la continuità delle stesse, ma le isole minori vivono ulteriori difficoltà e quindi abbiamo proposto come Governo una legge.
E’ all'esame del Senato e ritengo che possa ragionevolmente arrivare a conclusione prima della fine della legislatura.

 

Abbiamo detto cosa abbiamo fatto, ora bisogna dire cosa faremo da qui alla fine della legislatura. Io mi auguro tutto, poi vedremo quello che riusciamo a realizzare, ma sicuramente il primo obiettivo è quello del completamento dell'Autonomia differenziata. Ho già detto che l'abbiamo assegnata alla Camera, ragionevolmente penso che la Camera possa concludere i suoi lavori entro la fine di gennaio e quindi il Senato entro la fine della legislatura, ma questo è veramente un obiettivo che è un contenuto del programma di Governo che noi vogliamo per la prima volta, dopo ormai 25 anni, portare a casa, anche alla luce dei due referendum svoltisi in Veneto e Lombardia, in cui quasi all'unanimità si sono espressi in senso favorevole.

 

Oltre all'autonomia differenziata, la materia su cui mi impegno a andare avanti ovviamente è la riforma dello Statuto del Friuli-Venezia-Giulia. Qualcuno mi ha detto “sei matto, una riforma costituzionale in questi termini temporali non la puoi realizzare”. Io ricordo che per il Trentino-Alto Adige, era la prima esperienza che abbiamo fatto, quindi potremmo viaggiare anche un pochino più spediti, ci abbiamo messo 10 mesi. Quindi io ritengo, e non sono d'accordo con quelli che sostengono una conclusione anticipata della legislatura, che se questo Governo ha raggiunto il record di durata, c'è una maggioranza coesa, compatta e convinta, non vedo perché non si debba arrivare alla fine della legislatura e quindi andare a votare nel mese di ottobre. Questo consentirebbe anche la tempistica per approvare la riforma del Friuli-Venezia Giulia.

 

Altri obiettivi: concludere con i decreti attuativi della montagna, concludere con le isole minori, essere accontentati anche a fronte di una richiesta specifica delle Regioni che ho girato, mettendoci anche dei numeri al Mef, rispetto a un incremento dei fondi del Fosmit che erano prima di 200 milioni, per il 2027 io ho chiesto 300 milioni e mi auguro che le contingenze di bilancio lo consentano al povero Giorgetti.
Come ultimo obiettivo, potrebbe anche essere un sogno, ma visto l'ultima conferenza dell’Upi potrebbe anche essere realtà, perché siamo tutti d'accordo, quindi non vedo perché non farlo: ripristinare una volta per tutte, cancellando la legge Delrio, l'elezione diretta dei Presidenti e delle Province, dei consigli provinciali. Lo vogliono tutti, l’Upi ha fatto anche un sondaggio in cui praticamente tutti a livello italiano vogliono il ritorno della democrazia e l'elezione diretta dei Presidenti di Provincia e dei Consigli, ancora di più dove si parla di città metropolitane, dove il sindaco della Città metropolitana non viene neanche eletto.
Credo che debba essere un esercizio di democrazia il restituire a un ente intermedio che aveva determinate funzioni, ma a fronte di un Paese che ha quasi 8 mila comuni, di cui 5.600 mi sembra al di sotto dei 5 mila abitanti, credo che questa struttura intermedia, il cosiddetto ente di area vasta abbia non solo la possibilità, ma debba avere la necessità di esistere.

 

Concludendo: io credo che di carne al fuoco ne abbiamo tanta, di carne ne abbiamo cotta tanta, ne abbiamo tanta ancora da cuocere e non voglio assolutamente bruciarla e lo voglio fare insieme a voi perché il nostro è stato un gioco di squadra. Poi io so che c'è la squadra delle Regioni, dei Comuni, delle Province e poi la squadra di Governo e delle amministrazioni centrali. Io devo fare l'arbitro, devo riconoscere dopo 4 anni che non sono stato un arbitro assolutamente imparziale perché quando ho dovuto, mi sono sempre schierato dalla parte degli enti territoriali, ovvero comuni, province e regioni.
Alcune volte la squadra del Governo mi ha imposto di dover assumere delle decisioni che contrastavano con la mia volontà, però se sei in una squadra devi fare il gioco di squadra, ma anche all'interno di quella squadra io ho sempre giocato a vantaggio degli Enti territoriali e in particolare le Regioni.

 

A questo punto vi saluto, auguro un buon lavoro a tutti e un buon proseguio dei lavori.

(Testo a cura dell'Ufficio Stampa)