Intervista su Corriere della sera

Roberto Calderoli - «Io ministro con lei e con Berlusconi Entrambi leader capaci di convincere»

Corriere della Sera (pag. 5) / sabato 05/09/2026 / di MARCO CREMONESI / Politica

 

CERNOBBIO (Como) Ministro ieri, ministro oggi. Roberto Calderoli fu ministro delle Riforme nel Berlusconi bis (2001-2005) ed è ministro agli Affari regionali e alle Autonomie nel governo Meloni. I due governi più longevi.

Differenze tra ieri e oggi?
«Oggi la sinistra non ha più Romano Prodi».

Solo questo?
«È sufficiente, no?».


Nemmeno il centrodestra ha più Silvio Berlusconi… «Ha Giorgia Meloni. Con la nuova legge elettorale il centrodestra ha un candidato da indicare al presidente della Repubblica: su cui tutti siamo d’accordo, e per cui tutti lavoreremo».

Differenze tra i due?
«Berlusconi era incredibile. Era impossibile non volergli bene».

Un grande incantatore?
«No. Io l’ho sempre visto come una persona sincera, pronta a confrontarsi su tutto. Non mi incantava: mi convinceva».

E Giorgia Meloni?
«Anche, lo dico davvero. Ma l’empatia di Berlusconi, credo di non essere l’unico a dirlo, era qualcosa completamente fuori del comune. Ma anche per Meloni vale lo stesso: mi convince».

Quale è stato il momento clou di quella legislatura?
«A una capigruppo del Senato mi dissero che Bossi era stato male. Anzi, era in fin di vita. Per me è quello che ha cambiato la legislatura. Per me è cambiato tutto, anche l’esistenza».

Ma è diventato ministro… «Sì, infatti. Sono subentrato a Bossi dopo che era stato male, nel 2004. Mi disse: “Vai avanti tu, io non posso”».

Il centrodestra, allora come oggi, ha perso un referendum.
«Francamente, io mi vedo obbligato a attribuirne la responsabilità al signor Gianfranco Fini, che volle celebrare il referendum dopo le elezioni invece che prima. Temeva che avrebbe inciso negativamente appunto sulle elezioni. Risultato: abbiamo perso le elezioni e abbiamo perso il referendum. Facendoci per giunta prendere per i fondelli».

Perché lo dice?
«Prodi vinse grazie ai voti di una Lega alpina lombarda. Che prese i voti in una sola circoscrizione, il che sarebbe irregolare. Ma noi d’altronde avevamo per ministro dell’Interno Beppe Pisanu che sconsigliò il ricorso. Se ci fossimo opposti avremmo vinto prima le elezioni e poi il referendum, facendo dell’Italia un paese più moderno e federalista».

Perché i governi di centrodestra perdono i referendum?
«Perché la sinistra è più brava a creare degli slogan che vanno al bersaglio. Sono privi di contributi concreti ma funzionano bene per convincere la gente. Funzionò allora per l’autonomia, è funzionato in marzo per la giustizia».

Come sono cambiati i partiti in questi vent’anni?
«Devo dire che la ricetta di Berlusconi, quella in cui ciascun partito indicava una persona per risolvere un problema e arrivare a una proposta condivisa, è abbastanza simile a oggi. I giornali parlano di sherpa, io parlo di premier junior.
Forse la differenza è che allora quando una cosa era decisa, era quella. Oggi qualcuno ogni tanto tenta di cambiare cammin facendo».

Pensa che il governo debba allungare il vantaggio e votare a fine legislatura o anticipare di qualche mese?
«Io penso si debba votare all’antivigilia di Natale del 2027».

Scherza ministro?
«No. Sarebbe il mio desiderio. Tenga conto che la legislatura finisce il 22 ottobre e secondo la legge si può votare entro il 23 dicembre…».

Oggi come allora, la Lega parla di pensioni. Allora si discuteva dello «scalone» di Maroni, oggi la Lega vuole far scegliere se andare in pensione a 64 anni. Non saltano i conti?
«I nostri conti previdenziali non sono drammatici, anzi. E dunque, non si vede perché non consentire una scelta sulla data di pensionamento. Aggiungo che sarebbe utile anche mettere i pensionati in condizione di continuare a lavorare senza pagare un extra di tasse inverosimile».