Intervista su La Stampa
Roberto Calderoli - “Nella Lega un sano dibattito Il voto? A fine legislatura”
La Stampa (pag. 10) / domenica 06/09/2026 / di DEVIS ROSSO / PRIMO-PIANO
DEVIS ROSSO. CRISSOLO (Cuneo) Può bastare un po' d'acqua del Po per spegnere le grane che divampano all'interno della Lega? Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, ci crede e ci prova. È lui che più di tutti rappresenta la continuità tra il 13 settembre del 1996 e oggi, con la Lega che torna come allora al Monviso.
In trecento sono a Pian del Re: il ricordo del senatùr è una grande foto sopra la pietra da cui nasce il Po. Calderoli tira fuori l'ampolla in vetro di Murano che Bossi usò nel '96: «È il Sacro Graal della Lega, il simbolo di un partito, oggi diverso rispetto a 30 anni fa, ma unito e unico».
Le ultime settimane raccontano altro: le uscite di Romeo, le distanze di Fontana, il pressing su Giorgetti.
«C'è dibattito, e il dibattito è salute per un partito. Ma chi contesta porti delle proposte, non si limiti a scrivere i problemi sui giornali. Io ne ho portata una: tre macroregioni a Nord, Centro e Sud, con una guida collettiva, che oggi è Salvini, per restituire identità e legame al territorio. Restiamo l'unico partito che dà forza ai territori».
Le viene chiesto di schierarsi con il Nord.
«Non ho bisogno di "schierarmi", sono stato il segretario della Lega in Lombardia. Sto col partito, indipendentemente da chi lo guida. Non sono entusiasta di ciò che ho visto negli ultimi tre mesi: dobbiamo risolvere i problemi, non raccontarli».
E le frange separatiste? «Fare propaganda in quella direzione significherebbe fare un favore agli avversari, lasciamo perdere».
Dalla secessione all'autonomia differenziata, è abbastanza?
«Senza la Lega della secessione, oggi non avremmo l'autonomia differenziata che, con fatica, stiamo portando a casa. È la prima volta che le Regioni possono gestire parte dei propri introiti. In Veneto è già arrivata la versione definitiva della legge regionale, aspettiamo Piemonte, Liguria e Lombardia».
Cosa pensa del voto sul fine vita in Veneto?
«Il Veneto è stato chiamato a decidere e lo ha fatto. Ma è il Parlamento che ora deve esprimersi, in modo chiaro e unitario».
Si vota a ottobre 2027 o prima?
«Si andrà a scadenza naturale, portiamo a termine l'agenda».
Ci sono segnali di «distensione», come la telefonata di Molinari a Salvini dal palco di Crissolo. Il Piemonte si schiera col Capitano.