Intervista sul Corriere Alpi
Roberto Calderoli «Usiamo i Giochi per rendere facile la vita in montagna» Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie promuove le infrastrutture «Incideranno su lavoro, scuola e turismo». Nuove regole per i comuni montaniDi seguito, il testo integrale dell'intervista:
Roberto Calderoli è nato a Bergamo il 18 aprile 1956, è diplomato al liceo classico, laureato in medicina e chirurgia. È stato nominato ministro nei tre Governi Berlusconi, negli anni dal 2004 al 2006 e dal 2008 al 2011, prima come ministro delle Riforme e successivamente ministro per la Semplificazione. Da ottobre 2022 è stato nominato ministro per gli Affari regionali e Autonomie.
di ALESSANDRO MICHIELLI
Una vita passata di corsa sulle montagne tra moto enduro e macchine da rally. Le prime discese sulla neve all'età di 4 anni, con piccoli sci ma grande voglia di imparare. Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie nel Governo Meloni, nonché novello maestro di sci ad honorem, crede che i Giochi Milano Cortina porteranno grandi benefici sul territorio veneto. Calderoli, schietto e diretto, in merito all'evento si toglie subito un sassolino dalla scarpa: «Mi dispiace solo che il Piemonte, di cui è originaria mia moglie, si sia sfilato dai Giochi solo per una scelta politica».
Ministro, di recente ha annunciato i nuovi criteri per la definizione dei comuni montani: di cosa stiamo parlando e quali sono questi nuovi criteri?
«I vecchi criteri risalivano al 1952 e tenevano conto anche degli eventi dell'ultima guerra mondiale. Non fotografavano delle realtà montane, ma delle realtà interne, sofferenti, ma non montane».
Cosa avete fatto?
«Abbiamo individuato dei parametri in maniera fissa, geografica e fisica, che non esistevano né a livello nazionale né a livello europeo. Abbiamo preso come riferimento l'altitudine e la pendenza: poi, attraverso una commissione di esperti, abbiamo individuato quelli che dovevano essere i punti di riferimento».
Quanto è legato alla montagna?
«Io vengo dalla provincia di Bergamo che è montana. La passione di mio papà mi ha portato a mettere gli sci a 3-4 anni: erano molto corti, ma dovevi iniziare a sciare».
Ha mai fatto gare?
«Si, a circa 6 anni ho iniziato a partecipare a delle gare sugli sci e l'ho fatto fino a 15 anni. Poi, dai 15 ai 20, ho corso in moto Enduro. La maggior parte degli eventi si svolgevano sempre sulle mulattiere, quindi in zona di montagna. Dai 20 ai 35 anni ho corso nei rally, in salita e in discesa, ma sempre in montagna. Poi è iniziata la politica».
Un appassionato di montagna a 360 gradi, amante degli sport invernali ed estivi. Tra l'altro, poche settimane fa è diventato maestro di sci ad honorem giusto?
«Si, ringrazio il presidente Borgo del collegio nazionale dei Maestri di sci: ho saputo che questa carica l'avevano già data al presidente Zaia e quindi ho detto a Borgo che ero molto invidioso (ride, ndr). E lui mi ha detto: "forse ti farò una sorpresa" e poi è arrivata la nuova carica».
Una sorpresa arrivata a Belluno.
«Ho già lo stemmino sulla giacca, sono battezzato».
Allora magari la prossima intervista la facciamo sulle piste insieme?
«Perché no».
Tornando a noi, siamo in un territorio che ospiterà i Giochi. Cosa può portare questa manifestazione al Veneto?
«Io credo che questa scelta, supportata a livello nazionale, nasca su forte spinta del presidente Zaia e del presidente Fontana per la Lombardia. Mi resta un dispiacere».
Per cosa?
«Mi spiace che a livello politico il Piemonte abbia voluto rinunciare all'evento: credo che ne avrebbe avuto tutto il titolo e ne avrebbe tratto grossi benefici».
In termini di opere infrastrutturali?
«Ho visto una corsa delle maestranze per avere tutto pronto e al meglio. Questa non è solo un'occasione per una visibilità mondiale delle nostre bellezze. Le opere di oggi verranno utilizzate negli anni a venire».
Sono tanti i cantieri, molti finiranno dopo i Giochi. Il Governo sarà presente anche nel post evento?
«Quando si parla di montagna il problema principale sono i trasporti, perché incidono sul lavoro, sulla scuola e sul turismo. Le risorse che abbiamo stanziato credo che abbiano trovato una ottima destinazione per garantire un futuro a questi luoghi».
Quindi conferma che ci sarete per concludere tutti questi interventi e investimenti che avete fatto?
«La volontà politica, unita alle Olimpiadi e al Pnrr, ha portato degli investimenti che non si erano mai visti a qualunque livello».
Le faccio un'ultima domanda sulle Terre alte, dove a volte è difficile vivere. Come si trattengono i giovani, quali sono gli incentivi da mettere in campo per trattenerli in montagna?
«Prima le ho citato alcuni interventi sulle macro-aree: dalla sanità, all'istruzione, alla famiglia fino all'attività d'impresa e ai collegamenti. Quello che si sta realizzando qui per le Olimpiadi va bene, ma le Terre alte sono fatte anche di altro».
Ad esempio?
«Di quei comuni, da due o tremila abitanti dove, le garantisco, vivere nel fuori stagione e non durante la stagione invernale (quando i turisti vanno a sciare) o nei due mesi d'estate (quando la gente va a passeggiare, a scalare o in bici), non è facile».
Cosa intende fare per facilitare la vita di queste persone?
«Voglio incentivare le persone che tengono aperta una scuola, piuttosto che un asilo nido o una bottega, per mantenere alta la loro volontà di vivere qui in montagna. Questo è il mio obiettivo, arrivare a fare investimenti in quelle zone dove oggi nessuno arriva più».